È Nicola Biasi il Miglior Giovane Enologo d’Italia 2020 secondo l’autorevole Associazione Vinoway Italia, presieduta da Davide Gangi. La premiazione, che si terrà a Bari il 10 ottobre, avverrà in occasione dell’evento Vinoway Wine Selection 2021 giunto alla sua IV edizione.

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Le storie di Nicola Biasi, che si è reinventato in quota, in Val di Non, e di Serena Darini, nelle Marche: “Uve autoctone e rese basse, la qualità farà la differenza”

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Nicola Biasi coltiva la rarissima varietà Johanniter alle pendici delle Dolomiti, a oltre 800 metri di quota, nella Val di Non.

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Un vino in altezza, perché lunga è la bottiglia, una renana sottile, bianca e con ceralacca, un vigneto a mille metri a Còredo in provincia di Trento, lungimirante è l’ambizione di chi lo ha prodotto.

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In un mondo sempre più omologato e frenetico, dove le persone hanno sempre meno tempo da dedicare ai piaceri della vita, un nuovo ramo dell’enologia offre l’occasione ai wine lovers di tutto il mondo, di sfuggire all’ omologazione e standardizzazione, grazie ai nuovi profili organolettici dei vini ottenuti dalle varietà resistenti.
Ho iniziato a conoscere queste varietà nel 2010, per sviluppare un progetto personale. Tecnicamente parliamo di incroci che avvengono per impollinazione tra viti europee e viti asiatiche.

Nate a Friburgo più di cinquant’anni fa, le varietà resistenti possiedono le caratteristiche enologiche della vite europea e la capacità di resistere alle malattie fungine di quella asiatica.

Questa loro importante caratteristica ha, fortunatamente, acceso interesse anche in Italia ed è per questo che l’Università di Udine ha avviato, agli inizi del nostro millennio, delle sperimentazioni che hanno portato alla nascita di nuove varietà. Ad oggi una decina sono già state omologate, distribuite in esclusiva dai vivai cooperativi Rauscedo, e altre numerose sono in via di sperimentazione. Friburgo ad oggi, invece, vanta di un numero maggiore di vitigni resistenti autorizzati, conosciuti come PIWI (Pilzwiderstandfähig, che in tedesco significa “varietà resistenti ai funghi”).

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Da un vigneto posto a mille metri in Val di Non nasce il Vin de la Neu, da uve resistenti johanniter.

Siamo in Val di Non, dove la famiglia Biasi possedeva un appezzamento di terra a circa mille metri. Circa un ettaro, dove il giovane enologo Nicola Biasi convinse i genitori a piantare un vigneto. Una scelta controcorrente in un ambiente dove  le mele la fanno da padrone…

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A passionate oenologist looking to change the wine scene by concretely tackling the issue of climate change and sustainability

At almost 1000m above sea level with an extension of about 1000 square meters, it is from here that Nicola Biasi has decided to start his intimate battle towards the re-writing of the wine scene.

It is from here that Nicola sets off to produce the Vin de la Neu (literally: wine of the snow), a wine which is the new frontier of the organic wine scene, these wines are sometimes referred to as Super-Bio. No anticryptogamic and herbicidal treatments and no motorized work processes in the vineyard. A truly sustainable wine which closely and pro-actively reacts to the issues of climate change…

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Durante l’Only Wine Festival 2019 abbiamo avuto l’occasione di incontrare Nicola Biasi, giovane enologo e produttore di un vino, il Vin De La Neu, che in pochi anni si è affermato sul pubblico di eno-appassionati, diventando una “bottiglia cult”. 

Un progetto particolare per il territorio, perché siamo sulle Dolomiti trentine a quasi 1000 metri di altitudine, una agricoltura eroica, con il raggiungimento delle maturazioni che arrivano fino a ottobre inoltrato. 100% Johanniter, varietà tedesca che rientra nella categoria dei PIWI, da poco autorizzata in Italia. Un vino da collezione, che può invecchiare.

Una chiacchierata, quindi, partendo dal sul suo lavoro di vignaiolo fino ad arrivare a un argomento che rimane una grande novità nel mondo del vino degli ultimi anni: l’arrivo dei vitigni super resistenti PIWI.

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