Sembra quasi semplice guardare un bicchiere di vino, ammirarne il colore, sentirne i profumi e gustarne gli aromi. Chiunque, anche inesperto, può trarne le sue conclusioni ed elencare una serie di sensazioni, giuste o sbagliate, che percepisce durante la degustazione.
Delle volte però non ci soffermiamo a pensare che dietro al prodotto finito che amiamo degustare, ci siano una varietà di lavori ed attività, una serie di scelte ed eventuali problemi che viticoltori e produttori si trovano obbligati ad affrontare.

Uno dei più grandi, e tra i più noti, problemi che la storia del vino ha vissuto, è quello della fillossera.

La fillossera è un insetto fitofago originario del Nord America, che attacca la vite. Colpisce principalmente le radici della vite europea, provocando la formazione di galle nodose e la conseguente perdita di capacità assorbente, fatale per la pianta.

La fillossera mise piede in Europa a partire dal 1860-65 e fu il motivo per cui l’intero sistema e patrimonio viticolo dovette essere ricostruito da zero, a tal punto da lasciare un segno talmente profondo nella storia da poter riconoscere il periodo prefilloserico e il postfilloserico, in cui ci troviamo oggi.

Questo insetto fu introdotto nel nostro continente con l’importazione di barbatelle americane che, a differenza dei vitigni europei non vengono attaccate da funghi come la peronospora e l’oidio.

La qualità dei vini ottenuti dalle viti americane non è però sufficiente e per questo, oltre che per motivi legislativi, non vengono utilizzate…

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