Intravino

Immaginatevi di possedere un vigneto in montagna, coccolato per anni come un pezzetto della vostra vita, messo da parte per il futuro, mentre girate il mondo come enologo in una notissima cantina conosciuta sui mercati globali. Immaginatevi di aver finalmente il via libera per vendemmiare e imbottigliare per conto vostro. E che il giorno giusto sia arrivato una metà di ottobre, dopo un lunghissimo periodo di maturazione sui tralci senza muffe e problemi nonostante pioggia e clima difficile.

A questo punto aggiungete che, visto che siamo a Coredo in Val di Non, può anche succedere l’imprevedibile: tipo una nevicata che copre il vostro vigneto a 800 metri sul livello del mare proprio quella mattina. Se aveste scelto in vigna un vitigno classico, probabilmente oggi non ci sarebbe niente da assaggiare, dentro questa piccola bottiglia renana sormontata da ceralacca bianca. E invece.

Continuiamo a leggere tanto sugli ibridi interspecifici, ma non è così facile incontrarne uno da assaggiare. La caparbietà e la curiosità di Nicola Biasi (premio NextInWine 2015 per Bibenda) hanno reso possibile questo interessante esperimento enologico che sta diventando anche un’operazione commerciale vera e propria, visto che la sostenibilità ecologica ed economica di queste coltivazioni, naturalmente resistenti a peronospora e oidio, è ancora tutta da valutare sul campo.

Per avere un’idea del rendimento della varietà in oggetto basti pensare che in un’annata terribile come la 2014, con 1500 mm di pioggia, non c’è stato bisogno di trattamenti. Il terreno è poverissimo e con l’alta densità (16 mila ceppi per ettaro) si riesce a spingere le radici in profondità. Il resto è tantissimo lavoro manuale con i filari a poco più di un metro l’uno dall’altro, mobilità possibile solo a piedi – che preserva dal compattamento. Per gli amanti dei dettagli, la varietà utilizzata è lo Johanniter, uva bianca costituita nel 1968 da Johannes Zimmerman presso l’Istituto Statale di viticoltura di Friburgo, in Germania, unendo come padre un incrocio tra Riesling e Seyve Villard 12481 e come madre un incrocio tra Pinot Grigio e Chasselas. Pressoché sconosciuta in Italia, solo recentemente ne è stata autorizzata la coltivazione.

Il Vin de la Neu che siamo riusciti ad assaggiare è stato vendemmiato il 12 ottobre 2013 (sotto la neve, come dicevamo), successivamente vinificato con chiarifica statica e fermentazione alcolica in barrique di rovere francese da 225 litri. Seguono dieci mesi sulle fecce con frequenti batonnage, e infine l’imbottigliamento ad agosto 2014 con una tiratura limitatissima di 300 bottiglie. Per gli amanti dell’analitica parliamo di un vino con acidità totale di 7.2 gr/litro e volatile 0.32 gr/litro, pH: 3.12 e zuccheri residui: 1 gr/litro con alcool notevole ma integrato perfettamente nella struttura, 12.95% Vol.

Vin de la Neu 2013 Johanniter si presenta con colore giallo con riflessi dorati ammalianti, naso che rende giustizia sia alla bella speziatura del Pinot Grigio, qui in versione decisamente matura, quasi alsaziana, ma che al contempo mantiene le note del Riesling più caldo (stile Pfalz) tra albicocca, sambuco, gesso e spunti di pietra focaia appena accennati. Note agrumate quasi candite e freschezze floreali di tiglio e acacia nonché fruttate di mirabelle, con tocchi di zenzero e sapidità palpabile anche all’olfatto. Bocca che stupisce, iniziando pacata e semplice ma crescendo alla distanza con note piccanti e di speziatura, con un’acidità viva che contrasta corpo e struttura, fino al finale lungo, appassionante e stimolante. Tanti elementi nel bicchiere ma in un’armonia davvero affascinante.

 

Autore: Andrea Gori

Fonte: Intravino

Link: http://www.intravino.com/grande-notizia/mai-sentito-parlare-di-ibridi-interspecifici-vin-de-la-neu-e-le-nuove-frontiere-del-bio/