Piwi, i vini del futuro: l’evoluzione resistente della nuova enologia

In un mondo sempre più omologato e frenetico, dove le persone hanno sempre meno tempo da dedicare ai piaceri della vita, un nuovo ramo dell’enologia offre l’occasione ai wine lovers di tutto il mondo, di sfuggire all’ omologazione e standardizzazione, grazie ai nuovi profili organolettici dei vini ottenuti dalle varietà resistenti.
Ho iniziato a conoscere queste varietà nel 2010, per sviluppare un progetto personale. Tecnicamente parliamo di incroci che avvengono per impollinazione tra viti europee e viti asiatiche.

Nate a Friburgo più di cinquant’anni fa, le varietà resistenti possiedono le caratteristiche enologiche della vite europea e la capacità di resistere alle malattie fungine di quella asiatica.

Questa loro importante caratteristica ha, fortunatamente, acceso interesse anche in Italia ed è per questo che l’Università di Udine ha avviato, agli inizi del nostro millennio, delle sperimentazioni che hanno portato alla nascita di nuove varietà. Ad oggi una decina sono già state omologate, distribuite in esclusiva dai vivai cooperativi Rauscedo, e altre numerose sono in via di sperimentazione. Friburgo ad oggi, invece, vanta di un numero maggiore di vitigni resistenti autorizzati, conosciuti come PIWI (Pilzwiderstandfähig, che in tedesco significa “varietà resistenti ai funghi”).

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